Recensioni

Le recensioni “ufficiali” del mio primo disco “il giardino di Sofia sono andate bene e molte di queste sono riportate in questo sito ma, senza nulla togliere all’importanza di avere un buon giudizio da una firma che “pesa,”mi hanno fatto molto piacere, incoraggiandomi nella mia avventura musicale, anche le opinioni espresse da amici e non, musicisti o musicofili o semplicemente, ascoltatori.., quindi, sempre con la disponibilità della persona, cercherò di recuperarle per il primo e metterle in evidenza per il secondo cd, dando spazio anche alle parole della gente più…..

..leggera.

Fatemele avere. Grazie

Da Linea Trad,  recensione di Loris Bohm

Doppia novità in arrivo, da Roberto Carlotti. Il primo disco è “Il giardino di Sofia”, pubblicato dalla FolkClub Ethnosuoni (www.folkclubethnosuoni.com), con una prefazione di Antonello Paliotti, piuttosto singolare, in cui si definisce l’autore un “non professionista”, in cui si consiglia di “regalare” il disco piuttosto che acquistarlo, in cui si manifesta tutta l’artigianalità del prodotto..anche troppo secondo me.

D’accordo prendere le distanze dallo show business, dal mercato discografico  affamato di hit e top ten, ma questo lavoro secondo me meriterebbe di entrare in questo meccanismo, anche se l’autore stesso se ne tira fuori, se non altro per una questione di “meritocrazia”. Proprio per questo motivo, ascoltando il disco brano dopo brano, sempre più si rafforza la convinzione che non si tratta di un’opera improvvisata…tanto mestiere, tanto al punto da non riuscire a distinguere uno stile musicale predominante nei confronti di un altro. La sintesi che Carlotti mette in atto fa intuire la completa conoscenza dei ritmi e delle metriche di tutte le tradizioni esplorate in questo “Il giardino di Sofia”, che sembra piuttosto una intricata foresta in cui l’ascoltatore si inoltra. Immediata è la tentazione di riascoltare e tentare di capire..ma basta scorrere i nomi dei musicisti che partecipano a questo progetto: Vincenzo Caglioti, Gabriele Coltri, Maurizio Dehò, Stefano Valla, tanto per iniziare, per rendersi conto che effettivamente qui nessuno improvvisa.

Ah, quasi dimenticavo, tutti i brani sono composti e arrangiati da Roberto Carlotti, chapeau..Da acquistare e anche regalare!

Il secondo disco presentato è decisamente autoprodotto, si chiama “Margot”e presenta un gruppo meno numeroso e blasonato, ma sicuramente più personale, adatto alle potenzialità di Roberto Carlotti. Neanche a dirlo anche qui tutte le composizioni sono a firma di Carlotti, particolarmente giocose, spigliate, dalla matrice folk-cantautorale molto forte. La voce di Tiziana Zoncada, davvero intrigante e onnipresente, conferisce il marchio di fabbrica recitando un testo di denuncia, intriso di satira. Scarno il libretto, contenente una introduzione vibrante di Roberto Sacchi. Nella speranza che sia un’opera prima preludio di tante altre, non resta che consigliare nuovamente l’acquisto, magari scrivendo a Roberto (robcarlotti@tin.it) perché non vedo altre soluzioni di contatto..Il sito (www.robertocarlotti.it ) è ancora in alto mare!

Da blog foolk -maggio 2013

“La poesia delle piccole cose che diventano grandi” anima il paese di Margot, scrive Roberto Sacchi nel presentare il nuovo disco di Roberto Carlotti, un luogo dove “le storie non si raccontano. Si vivono”. Il ponte di legno raffigurato nella copertina è il limen, metafora di transito, di accesso ad un mondo sonoro “una volta varcato il confine, dal quale non avremo nessuna intenzione di tornare indietro”, chiosa ancora Sacchi. Attraversiamo anche noi questa soglia emozionale – come la giovinetta in abito rosso della copertina – entrando in un paese delle note dove la parola è cantata, ma anche danzata. Carlotti è fisarmonicista di lungo corso, ha alle spalle una corposa carriera, lo abbiamo ascoltato al fianco di GianGilberto Monti e Banda Bonnot, ma soprattutto apprezzato con il disco Il Giardino di Sofia, gioiellino strumentale pubblicato da Folk Club/Ethnosuoni un po’ di anni fa. “Nell’isola greca di Itaca”, racconta il musicista milanese, raggiunto al telefono in una domenica d’inverno, “c’è una casa con un giardino curato da una donna di nome Sofia; lì, ho composto il brano che ha dato il titolo al mio primo CD. La parola giardino evoca un mondo a parte, reale o immaginario che sia. Al suo interno, le cicale ripetono il loro canto all’infinito e difendono il luogo, creando una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio reali”. Ancora un nome di donna nel titolo del secondo album: “È la protagonista della canzone “Margot”. Lei vive il suo accostarsi al ballo come un viaggio che, traversato il ponte, la porterà nel mondo delle pulsioni vitali. Come musicista da ballo ho visto tante Margot che con il sorriso sulla bocca ,a qualsiasi età, vivono il ballo come momento liberatorio, un cerchio magico dove ci si annulla ritrovandosi uguali agli altri.

Lo spazio del ballo è come un gioco che dimentica le differenze ed esalta il confine del possibile, ma lo fa in un ambito protetto, delimitato nel tempo e nello spazio. Con il ballo non ci si ferisce e, dopo “Una notte di mezza estate”, i personaggi ridiventano se stessi e riacquistano la propria identità sociale, rinfrancati da un gioco e da un sogno che li ha resi più vivi ed anche un po’ più veri”. Con Margot il musicista ritorna con un disco cantato, anche se l’amore per il ballo è sempre al centro della sua motivazione artistica. “Il primo CD è stato il naturale frutto di anni di frequentazione del repertorio popolare da appassionato e musicista da ballo. Erano composizioni strumentali di repertorio danzato, avvicinato con l’entusiasmo di chi scopre territori e suoni nuovi. Non ho inteso ripetere lo stesso disco”, spiega Carlotti, “ma quest’ultimo lavoro nasce dallo stesso magma musicale; sono ancora musicista da ballo, ma siccome mi piace fare cose nuove, ho cercato le mie parole”. Nella vita d’ogni giorno Roberto è docente di musica nella scuola, ma come artista è da anni figura che anima il movimento bal folk, soprattutto in Lombardia. Qui sceglie come filo conduttore la creazione di musiche che nascono da forme coreutiche popolari, quindi finalizzate alla danza, ma che sono pienamente fruibili come brani d’ascolto. Margot è un lavoro gioioso ed immediato, ci sono dieci brani che uniscono melodie, ritmi popolari e canzone d’autore. In un certo senso, è la consapevolezza della forza comunicativa della forma canzone. Folk di impianto danzereccio, melodie che rispecchiano secolari incroci sonori o suggestioni dell’artista: suono sapido che concilia rime, passi e liriche. Accanto a Roberto Carlotti (fisarmonica, chitarra, basso acustico), un quartetto che allinea Tiziana Zoncada, timbro caldo e ampia estensione vocale per la cantante lead vocalist del gruppo Jentu e già collaboratrice di Van de Sfroos, la violinista Giulia Larghi, il percussionista-batterista Silvio Centamore, entrambi con Spakkabrianza, la mandolinista Camilla Uboldi, perno dell’orchestra mandolinistica di Lugano. Racconta ancora Carlotti: “L’equilibrio e la coscienza degli ingredienti sono una cosa delicata, figli del tempo: come un miele millefiori, frutto di suggestioni e amori tra i più diversi. Un esempio? “La dama bianca” che è “ballabile come un circolo circassiano”, spiega, “in realtà, è una canzone in 6/8, tempo comune al jig e alla cosiddetta tarantella”.

Una fresca composizione che si snoda tra accordature aperte di chitarra, passaggi dissonanti di violino, melodia e il testo di umore popolare che “che richiama una filastrocca o una canzone popolare di umore deandreiano”, aggiunge Carlotti. Margot si apre con “La serata giusta”, che introduce perfettamente l’atmosfera dell’album: una melodia che strizza l’occhio al rock morbido, fraseggi blues, una fisa che se ne va a spasso nel bayou, ma ma le frasi strumentali che si alternano, sono in forma di scottish, come del resto la struttura delle strofe: “Una forma coreutica dove nessuno si sente straniero, visto che è diffusa in tutta Europa, e questo mi piace”, precisa Roberto. Elogio della magia della danza anche nella title-track, arguzia ed efficace portamento in “Lettera”, che ricorda precedenti autorali illustri: la canzone che raccoglie lo sfogo di una specialista del mestiere più antico del mondo, la cui professionalità è minacciata da giovani dilettanti che con le amicizie giuste sanno come puntare molto in alto. Si continua pescando nel serbatoio delle danze popolari: polka, valzer, mazurka, solo per citarne alcune, con testi puntati sull’oggi, che raccontano la contemporaneità tra le pieghe di storie ordinarie, ricordi, allusioni, metafore, e asserzioni esplicite e caustiche, impressioni, desideri ed aspirazioni. Gusto per la melodia, guizzi lessicali, colori morbidi, senza a rinunciare a qualche sferzata, indovinati giochi di corde ed archi, la fisarmonica a fare da collante. Scorriamo i titoli: c’è l’ironia de “L’irriverente”, la cavalcata in punta d’archetto de “La strada”, la riflessione adagiata su accenti country di “Come mai?”. Ancora, c’è la finta spensieratezza che cela il pensiero per il proprio futuro in Venerdì”, mentre non occorrono spiegazioni per la “Mazurka del Caimano” (purtroppo sempre attuale), cui segue l’utopia graffiante di “Se scoppiasse la pace”: canzoni che non fluiscono via senza lasciare traccia, anzi si finisce perfino per canticchiarle.

Ciro De Rosa

 

 

Roberto Carlotti – “Margot”- da folk bulletin -maggio 2013-

Si possono tenere insieme ritmi ballabili e testi interessanti?

In Margot, il nuovo album di Roberto Carlotti, di fisarmonica non se ne sente poi molta. Questo non sarà però un motivo di disappunto per chi, conoscendolo come sensibile e navigato cultore di questo strumento, si accinge all’ascolto aspettandosi magari una seconda puntata del Giardino di Sofia, il suo album del 2007 che alla fisarmonica era interamente dedicato. Quici sono invece dieci canzoni, tutte sue composizioni originali, dove la fisarmonica compare solo come accompagnamento in mezzo ad altri strumenti acustici.

“Per un lungo periodo – dice Carlotti –  ho “sottovalutato” la forma canzone, dando tutta la mia attenzione alla musica strumentale; poi ne ho inventata qualcuna per scherzo e …”  Ecco dunque un disco  in cui la prima cosa che colpisce è l’immediata comunicativa; cifra riconoscibile di chi musica popolare ne ha frequentata tanta, così che quando decide di mettere in musica dei testi finisce, quasi naturalmente, col restare (così Carlotti definisce se stesso) un “musicista da ballo”.

L’album, nonostante queste premesse, non suona per nulla “folk” nel senso rustico del termine, e i musicisti coinvolti sono quasi tutti di formazione eclettica. Le canzoni sono affidate alla voce estroversa di Tiziana Zoncada, che appare perfettamente calata nell’atmosfera e dimostra personalità e intonazione sicura. Carlotti suona, oltre alla fisarmonica, anche la chitarra e il basso acustico; Silvio Centamore batteria e percussioni; Giulia Larghi il violino, Camilla Uboldi il mandolino; registrazione e mixaggio di Daniele Caldarini.

Non c’è nemmeno una canzone d’amore, almeno nel senso usuale del termine. Ci sono storie, personaggi, riflessioni e confessioni; un po’ di sogno e un po’ di disincanto, sguardi affettuosi, saggezza, e –  sotto traccia – una buona dose di serena ironia. Il mondo dei balli tradizionali, e in genere della socialità che le persone intrecciano intorno alla musica e alle danze, è comunque presente in prima persona in molti dei testi.  Così La serata giusta, che apre l’album, un brano con inserti melodici di scottish e con il refrain programmatico,  “canto solo quello che mi va….” ; così la title-track Margot,  che pare una sorta di  manifesto del popolo delle danze folk, incontri di una serata trascorsa in piazza a ballare. E i ballerini irrompono in massa  in La dama bianca, giga-tarantella-jig da ballare come un circolo circassiano,  ambientata in una piazza gremita dove sfila una galleria di personaggi che sembrano maschere di una moderna commedia dell’arte. “Fatemi posto che ballo anch’io … tutti i miei passi voglio inventare, la danza nuova voglio ballare”, così si snocciola il testo di una parata di figure umane, che ballano, che sudano,  che sono venute portandosi dietro i loro pensieri quotidiani e per una sera possono immaginarsi liberi.

Non viene voglia di indagare troppo sulle metafore che magari nel testo ci sono; su chi siano davvero il fante di cuori, la dama bianca e la dama nera. A volte le suggestioni si lasciano come stanno, senza voler sbirciare a tutti i costi dietro lo schermo. E si può solo immaginare da dove vengano e dove vadano i protagonisti delle storie che si intravedono, solo accennate, nella mazurka  L’irriverente, dove prendono voce i pensieri personali di quel signore che è lì sul palco ad azionare il mantice della fisa, e che fa volentieri due chiacchiere con i ballerini, a volerlo ascoltare. Difficile non starlo a sentire, se  parole serie ti vengono proposte a tradimento sopra il ritmo morbido di una melodia in tre quarti, che ti dondola e ti liscia il pelo. “Se mi è rimasto il tempo vi canto una canzone … Si balla tra le nuvole, un tocco di poesia , ma il committente è pratico, lui sta in biglietteria.”

Sono comunque canzoni scritte oggi  che parlano del mondo di oggi. Di chi deve continuamente andare avanti tenendosi al passo con un ritmo incalzante,  tra    “quello che volevi fare e non hai fatto mai, domani lo farai” (La strada), dove se ti fermi è solo per un attimo e se ti volti ti trasformi in sale, ed invece non è detto che sia  il solo modo possibile. Di un futuro che  si riesce a immaginare solo nelle proprie semplici aspirazioni personali (Venerdì), perché se si prova ad immaginare un mondo fatto in un altro modo, si fa fatica a pensarsi diversi (Se scoppiasse la pace).  E anche nel riposo, nella  semplice descrizione di un riposante weekend in campagna raccontato con sonorità country, si insinuano i tarli di una domanda vagamente ambigua (Come mai?) –  e delle parole aspre di Crapa Pelada.

Tra tanta gente comune, l’unico personaggio direttamente identificabile è quel celebre signore che un po’ di anni fa si è impadronito dell’Italia, e che è sempre più maschera di se stesso, cui sono dedicate ben due canzoni: il sinistro ritmo in 5/4 di Lettera, appello accorato di una prostituta professionista che  vede il suo mestiere insidiato dalle dilettanti; e la soavemente minacciosa Mazurka del caimano, dalla melodia ruffiana come il suo protagonista.

La musica si fa per le persone, il ballo lo fanno le persone, e in mezzo c’è il musicista che sa godere del fatto di far ballare la gente, ma, già che è lì, può  aver voglia di raccontare qualcosa attraverso le parole.  Saranno forse incontri effimeri, quelli occasionati dalla musica; a fine serata si torna a casa, il giorno dopo ci sono frustrazioni e fatiche, e altri sogni per chi ce li ha;  anche nel resto della vita tante persone passano così, senza condividere un’esistenza ma solo qualche tratto percorso insieme. Sono comunque incontri, tra polke, reel e bourrée, così che a stare con gli occhi e le orecchie aperte, giorno dopo giorno, ti confronti la tua idea del mondo, che non comprende solo musica ma – per dire  – la politica e l’economia.  Non smetti per questo di essere un musicista. Come chiosa L’irriverente: “Ma poi sarà la musica che parlerà di te, carogna come il diavolo, sincera se lo è . . .”.

                                                                                  Luigi Fazzo

 

 

da Il giornale della musica settembre 2008

Il disco del fisarmonicista milanese Roberto Carlotti è pieno di note gioiose e magnetiche. A fianco di Carlotti, tra gli altri, si avvicendano collaboratori del calibro di Gabriele Coltri (cornamusa e flauto), Vincenzo Caglioti (organetto), Stefano Valla (piffero), Maurizio Dehò (violino), Marco Fusi (clarinetto). Diciotto composizioni di Carlotti modellate su stilemi di danza tradizionale, ma che si muovono liberamente,seguendo l’ebbrezza della memoria del viaggio. Un refrigerio sonoro distante dalle produzioni etniche patinate, dalle riproposte asfittiche della tradizione, dagli stati inalterati ed incoscienti dell’ennesima pizzica trance cittadina.

Ciro de Rosa

 

Da Folk bullettin  03-008

E’ più facile dire cosa non è, questo disco, che addentrarsi in circonvoluzioni lessicali e sintattiche e puntualizzare e definire. Anche il grande Antonello Paliotti, chiamato a rendersi complice per meriti d’amicizia al di sopra di ogni sospetto, in fin dei conti traccheggia e si espone in una serie di perché non, non un prodotto da vendere, non un demo, un promo, non un tipico stramaledettissimo prodotto etnico popolare dell’industria musical/discografica. E allora un bel disco,questo si, fatto di composizioni, tutte di Carlotti, scritte pensando ad un amico musicista che suona altro, sia il piffero o il clarinetto, il violino o la ghironda: ed ecco allora Gabriele Coltri e Vincenzo Caglioti, Maurizio Dehò e Marco Fusi,Elena Ponzoni e Massimo Germini, Gaetano Puzzutiello e Caroline Tallone, Stefano Valla e Massimo Villa.

Un tenero gioco a rincorrersi fatto di dolci ammiccamenti, di citazioni, di inviti ad osare, in un’atmosfera morbida, che sa di complicità raccolta, dove la tecnica è il giusto ed equilibrato supporto a quello che si vuole esprimere, giusto per fornire preziose indicazioni agli altri che poi devono andare avanti a esporre il tema…Impressioni, ricordi, flashes in musica. Non sappiamo francamente se Sofia esista davvero. Ma esiste la poesia e il suo giardino ne è pieno.

Giacomo Sereni

Da Le canard folk 05-008

Envie de danser sur les jolie mélodies composée par Roberto Carlotti. Ses mazurkas très dansantes donnes littéralement envie de sauter. On croirait reconnaître dans la mazurka Ippazio le toucher de Marc Perrone, bien qu’il s’agisse ici d’un accordéon a clavier piano. Scottisches, valses, polkas, vous entraînent avec autant de bonheur, dans des ambiances internationales où la France se taille une partie appréciable. Un rigaudon démontre que l’italien a assimilée la manière « française » de jouer. Il s’essaie même a une bourrée, avec un arrangement original qui flirte par moments avec la musique classique. Mais on trouve aussi un morceau balkanique un ragtime et un hornpipe dans ce cd tant destiné aux musiciens qu’aux danseurs. En effet Carlotti sait s’effacer devant une cornemuse, une vielle un accordéon diatonique…et des violons qui apportent de-ci, de-là un aspect joliment désuet. Ce riche jardin de Sophie est plein de générosité. Il vous ravira .

Da Folker 05-008

Die Griechin Sofia scheint einen belebenden Einfluss auf den italienischen Akkordeonisten Roberto Carlotti gehabt zu haben. Leicht und frei schwebt die Instrumentalmuzik zwischen keltischen anklangen, einflussen aus italien, griechenland und osteuropa, eingespielt mit einem kleinen, feinen ensemble..

Da Beppe Gambetta news

Segnalo due CD dal mondo della produzione indipendente di grande qualità:

–          Roberto Carlotti, Il giardino di Sofia, FolkClub Ethnosuoni

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Da accordion .com   Renato Berardinelli

Nazional popolare : termine ricorrente quando si vuol parlare degli aspetti più banali e qualunquisti della cultura italiana.
Roberto Carlotti, invece, intitolando “Nazional Popolare” il brano che apre questo suo CD opta per ridefinire e rivalorizzare quel nostro sentire comune, quella nostra tradizione campestre evocata dall’immagine di copertina dove sono ritratte una sedia di legno “di quelle di una volta” ed una fisarmonica.
Il nazional popolare di Roberto Carlotti svela quindi qualcosa di bello, di nostro, di vissuto.
Certo, a leggere i titoli si potrebbe comunque pensare di essere nel campo del già sentito o peggio dell’etnico modaiolo…mazurka…valzer….polka…una spruzzata d’Irlanda…un’occhiatina ai Balcani. La verità risiede invece nella freschezza, nella sensibilità, nella gioia che Carlotti ci comunica con “Il Giardino di Sofia”. Rubo ora una frase alla presentazione del CD scritta da Antonello Paliotti : “Non è un tipico stramaledettissimo prodotto etnico popolare dell’industria musical/discografica”. Più chiaro di così.
Dicevamo di “Nazional Popolare” : l’aver usato il brano di apertura come esempio e paradigma dell’intero Cd non deve far pensare che sia tutto lì. Nei diversi brani i numerosi musicisti (validissimi, e in vario modo assemblati a seconda della necessità ed ispirazione di ogni brano) concorrono al pari del titolare alla buona riuscita finale di “Il Giardino di Sofia”. Difatti pregio evidente dell’autore è quello di valorizzare l’insieme musicale senza basarsi su inutili virtuosismi.
Nel libretto, concise ma efficaci note alle singole composizioni ,scritte dallo stesso Carlotti, sono utile compendio ad un disco fresco, arioso e sincero che contiene più di quello che sembra e sicuramente più di quello che ho cercato di comunicare io con queste righe. In una parola : prezioso.

Recensioni CD – Renato Belardinelli

Da Accordéon et accordéonistes di Henri Cordier

Dans le livret, dès la première phrase, on nous dit que l’italien jouer de chromatique piano Roberto carlotti se définit comme un “non professionnel de la musique ». Il è certainement un grande modeste ou un bon humoriste, car la musique composée et jouée  (dix-huit morceaux sur ce cd ) par Roberto prouve qu’il est un fin mélodiste. Cet homme est passionné par les musiques des peuples principalement européens. Il nous enchante avec des hornpipes, valses, scottishs, polkas et même une bourrée.

Pour varier tous ce menus plaisirs musicaux, il invite une dizaine de musiciens italiens. Viennent donc lui prêter  main-forte Stefano Valla (splendide piffero hautbois) Gabriele Coltri (cornemuse) Maurizio Dehç (violon), Caroline Tallone (vielle)….Le monde musical de Roberto Carlotti est riche d’images et des couleurs. Après avoir ecoutés ce disque, on sait sans hésitation que Carlotti est un menteur ou un amateur surdoué

Dal blog “Albumtrad Chronicle” recensione di Jerome 04/2010

Voici le CD attendu de l’un des grands de l’accordéon folk italien. Entouré d’invités tel que Stefano Valla, Gabriele Coltri, Vincenzo Caglioti et Maurizio Dehò et entièrement écrit par Carlotti lui-même, cet album est un régal pour les amateurs du genre.

Lire l’article sur le blog “Albumtrad Chronicle”

Roberto Carlotti-Il giardino di Sofia-

par Jérôme N. le avr. 26, 2010, dans Chroniques

 Jusqu’à présent je l’avoue, ma connaissance en matière de musique traditionnelle italienne se résumait à bien peu de choses. C’est petit à petit que j’ai exploré le sujet et il est vrai qu’il me reste encore beaucoup à faire. En effet vu de loin chaque pays possède SA musique traditionnelle (l’Irlande, la Roumanie etc…) plus on s’éloigne on associe même une musique à un continent (musique africaine, musique sud-américaine…). Au contraire plus on se rapproche, plus on précisera les territoires et les styles, en effet en France on va parler de musique bretonne ou de musique occitane, mais là encore si on se met à fouiller on affinera encore ces notions.Là où je veux en venir c’est que le concept de musique nationale  n’existe pas. Pour parler par exemple de musique italienne il est nécessaire d’employer le pluriel si l’on ne sait faire le distinguo entre tous les styles et les particularités du maelström débordant de vie que recèle ce pays. Il serait même plus juste de parler de musiques traditionnelles d’Italie et non de musique traditionnelle italienne.Néanmoins, si j’ai choisi de parler de cet album de Roberto Carlotti c’est qu’il me parait être une bonne introduction à la découverte de cette musique. Ce qui frappe le plus c’est que tout cela nous est extraordinairement proche : de la musique à danser que l’on connait bien (scottish, mazurka, valses), des instruments familiers (accordéon, guitare, vielle à roue…), mais voilà, dès les premières notes l’ambiance est posée, le paysage s’installe, sans le savoir on sait, on sent, que cette musique nous viens d’Italie. Car ce qui m’a frappé en écoutant les albums du sicilien Carmelo Salemi ou de la chanteuse piémontaise Betti Zambruno et ce qui m’a apparu comme une révélation à l’écoute de cet album, c’est que les musiques traditionnelles d’Italie ce sont positionnées comme réellement populaire, elle ne ce sont jamais déconnectées de l’univers culturel italien « moderne » comme le cinéma par exemple. Et si je parle du cinéma ce n’est pas par hasard car la, pardon, LES musiques d’Italie sont très expressives et leur écoute provoque à coup sûr un imaginaire clairement identifié dans les films qui ont fait la gloire de la cinecittà.

Alors faites comme moi, découvrez LES musiqueS traditionnelleS d’Italie et rafraichissez-vous au contact de cet album vivifiant !

 Da accordéon et accordéonistes Francoise Jallot

C’est une magnifique balade à travers le pays de son cœur (l’Italie)mais aussi d’autres lieux, d’autres espaces, d’autres frontières. Roberto Carlotti tisse des liens, des routes et des chemins entre les musiques populaires, les folklores, Mazurka Ippazio ou Scottish a Ballyheigue.

L’accordéon semble gambader d’un rythme à l’autre. Dans Il giardino di Sofia, accordéon et violon dansent et se répondent avec entrain. Le bonheur est dans le pré.

Polka à Lorient est une pièce enchanteresse. Des valses tournoyantes, douces et mélancoliques (Valzer à Chiaiolella). Les musiques de l’est comblent la plénitude de ce voyage musical qui suit les itinéraires d’un allègre et poétique vagabondage. La musique comme guide sur les étendues de la vie, de la Bourrée a due au ragtime.

Francoise Jallot